Archivio: gli autori del mese

Ogawa Yōko 小川洋子 (dicembre 2020)

Yan Lianke 阎连科 (novembre 2020)

Ogawa Yōko 小川洋子(dicembre 2020)

Ogawa (Okayama, Giappone; 1962)è un’autrice estremamente prolifica e senza ombra di dubbio le sue opere sono fra le più tradotte e lette all’estero nel panorama della letteratura giapponese contemporanea. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti in Giappone, a partire dai prestigiosi premi Akutagawa  (1990, Ninshin karendaa)[1] e Yomiuri (2004, Hakase no aishita sūshikii)[2] ; Hisoyaka na kesshō (“Cristallizzazione segreta”, libro del 1994 tradotto in italiano nel 2018 con il titolo L’isola dei senza memoria)[3] ha avuto particolarmente successo negli Stati Uniti, dov’è stato tradotto[4] nel 2019 e nel 2020 ha vinto l’American Book Award, è stato inserito tra i 100 libri dell’anno New York Times ed è stato nominato per l’International Booker Prize.

È molto nota in Francia, dove la casa editrice Actes Sud pubblica sistematicamente tutti i suoi romanzi (che arrivano a vendere in media 50000 copie a ogni uscita…).

Sulle numerose recensioni che accompagnano l’uscita dei suoi nuovi romanzi su giornali e riviste di tutto il mondo, è spesso accomunata a Murakami Haruki, sia sul piano della notorietà internazionale sia su quello della scrittura: così come avviene nelle opere del più conosciuto autore giapponese vivente, il suo stile è essenziale e le sue trame risultano prive di riferimenti culturalmente collocabili, sospese in dimensioni che oscillano tra quotidianità disturbate e distopie normalizzate. Ogawa appartiene in effetti a una generazione successiva a quella di Murakami, che lei considera una delle sue fonti d’ispirazione; è infatti nata all’inizio degli anni 1960 e si è iscritta all’Università Waseda di Tokyo una decina d’anni dopo quello che lei considera uno dei suoi massimi riferimenti letterari (insieme ad autori del calibro di Oe Kenzaburo e Kanai Mieko). Con Murakami condivide anche la passione per la letteratura americana: l’incontro ai tempi dell’università con lo studioso e traduttore Shibata Motoyuki influenza il suo interesse per autori come Paul Auster – di cui tende a imitare lo stile di “spoken literature” – ma anche Truman Capote e Raymond Carver.

Come Ogawa stessa ripete in varie interviste, l’incontro che sul piano letterario si rivela decisivo per l’inizio della sua carriera di scrittrice è però quello con Il diario di Anna Frank: i temi della memoria e della natura oppressiva del contesto sociale declinati con diversi accenti nelle storie di protagonisti in diversi modi “imprigionati”, ritornano in varie opere, come omaggio e rielaborazione di quanto raccontato nel celebre Diario.


[1] “Diario di una gravidanza”, trad. in italiano nella raccolta La casa della luce (trad. M. De Petra), Il Saggiatore, 2006.

[2] La formula del professore, trad. di Mimma De Petra, Il Saggiatore, Milano, 2008.

[3] L’isola dei senza memoria, trad. di L. Testaverde, Il Saggiatore, Milano, 2018.

[4] The Memory Police,trad. di S. Snyder, Pantheon Books, 2019.

  • Link interessanti su L’isola dei senza memoria e dintorni:

Un articolo che parte da “Hisoyaka na kesshō” per esplorare alcune tematiche molto ricorrenti nell’opera di Ogawa:

https://www.nippon.com/en/people/bg900133/writer-ogawa-yoko%E2%80%99s-stories-of-memory-and-loss.html

Un’intervista all’autrice realizzata da NHK sui temi del libro:
https://www3.nhk.or.jp/nhkworld/en/ondemand/video/2058683/

La pagina dedicata sul sito dell’International Booker Prize a cui la traduzione inglese del libro (col titolo “The Memory Police”) è stata candidata nel 2020 (con breve lettura e commento dell’opera da parte dell’autrice e commento del traduttore inglese):
https://thebookerprizes.com/books/memory-police-by-yoko-ogawa 

Un’intervista dell’autrice al Corriere della Sera:
https://27esimaora.corriere.it/18_aprile_27/yoko-ogawa-perche-non-possibile-far-scomparire-bellezza-d8a11650-4a1d-11e8-a30a-134b88b5afda.shtml

Un breve saggio di Laura Testaverde sul romanzo e la rassegna stampa de il Saggiatore:
https://www.ilsaggiatore.com/editoriale/il-senso-della-memoria/
https://www.ilsaggiatore.com/libro/lisola-dei-senza-memoria/

Yan Lianke 阎连科 (novembre 2020)

Nato nella provincia dello Henan nel 1958 da una famiglia povera e di illetterati, Yan Lianke si è arruolato nell’esercito nel 1978 e ha iniziato la sua carriera letteraria militando come scrittore presso l’ufficio della propaganda, conseguendo poi una doppia laurea: in scienze politiche (Henan daxue, 1985) e quindi in letteratura (Jiefang jun yishu xueyuan, 1991). Nel 1992 Yan Lianke ha abbandonato l’esercito per entrare a far parte dell’Associazione degli scrittori cinesi e per dedicarsi completamente alla letteratura, iniziando a guadagnare notorietà dal 1997 con la pubblicazione della novella Le grotte d’oro, Huangjin dong 黄金洞 e con il romanzo Gli anni, i mesi, i giorni, Nian yue ri 年月日, grazie ai quali ha vinto il Premio Lu Xun. A partire dagli anni Duemila ha iniziato ad essere riconosciuto a livello internazionale grazie al successo del romanzo Il Sogno del Villaggio dei Ding, bandito in Cina continentale insieme ad altre sue opere ritenute piuttosto “delicate e politicamente sensibili”. 

Gran parte della sua narrativa, che è stata categorizzata con il termine di “mito-realismo” 神实主义 per via dell’intreccio tra il realistico, il fantastico, il satirico e il ricorso all’eredità del realismo-magico latinoamericano di Márquez, è dedicata prevalentemente alle dinamiche del mondo rurale cinese, alla misera realtà delle campagne e alle sofferenze dei contadini: le tematiche affrontate, per lo più spietate e agghiaccianti, ma a volte anche profondamente ironiche, sono risultate ripetutamente “destabilizzanti” agli occhi del Partito che ha operato una sistematica censura degli scritti di Yan Lianke, la cui “vena dissidente” ha inevitabilmente contribuito a renderlo uno scrittore professionista di fama mondiale.

Oltre alla raccolta di racconti Il podestà Liu e altri racconti, Liu xiangzhang ji qita duanpian xiaoshuo 柳乡长及其他短篇小说 (composta tra il 2001 e il 2010), Yan Lianke ha pubblicato 12 romanzi: Gli anni, i mesi, i giorni, Nian yue ri 年月日 (1997), Il tempo che fugge, Riguang liunian 日光流年 (2001), Duro come l’acqua, Jianying ru shui 坚硬如水 (2001), La gioia di vivere, Shouhuo 受活 (2004), con cui ha ottenuto il Premio Lao She, Servire il popolo, Wei renmin fuwu 为人民服务 (2005), Il Sogno del Villaggio dei Ding, Dingzhuang meng 丁庄梦 (2006), Arie, inni, odi, Feng Ya Song 风雅颂 (2008), Pensando a mio padre, Wo yu fubei 我与父辈 (2008), con cui si è aggiudicato il The Best Ten Books Award, Tre fratelli, San ge xiongdi 三个兄弟 (2009), I quattro libri, Sishu 四书 (2011), Cronache dell’esplosione, Zhalie zhi 炸裂志 (2013) e Il giorno in cui morì il sole, Ri xi 日熄 (2016). Di tali opere solo alcune sono state tradotte e rese disponibili in italiano: Servire il popolo (Einaudi, 2006), Il Sogno del Villaggio dei Ding (Nottetempo, 2011), Pensando a mio padre (Nottetempo, 2013), Il podestà Liu e altri racconti (Atmosphere, 2017), I quattro libri (Nottetempo, 2018) e Gli anni, i mesi, i giorni (Nottetempo, 2019).

Sin da quando Yan Lianke si è accostato alla narrativa, i suoi romanzi si sono rivelati, a detta dei critici, “sempre più acuti e capaci di generare scandalo” a causa delle loro tematiche “scabrose e taglienti”: dall’AIDS diffusasi tra i contadini dei villaggi rurali cinesi a causa di una disastrosa campagna promossa dal governo per la vendita e donazione di sangue, alla satira contro i simboli comunisti e l’idolatria di Mao, fino a una rappresentazione del dramma e delle vicissitudini del Grande Balzo in Avanti, lo scenario prescelto è spesso la campagna e i paradossi che da secoli la attraversano, le sofferenze e le energie che si celano dietro una realtà immensa e complessa, capace di rappresentare, spesso più della Cina urbana, le grandi contraddizioni della società cinese contemporanea.

Considerato da parte della critica cinese uno degli scrittori più interessanti e maturi del panorama odierno, ma da altri contestato per le tematiche prescelte, è noto all’estero e tradotto in diverse lingue. Yan Lianke viene così presentato da Chen Xiaoming, professore di Beida ed eminente critico letterario, in riferimento a Shouhuo:

il significato imprescindibile di quest’opera di Yan Lianke giace nel fatto che lo scrittore sta compiendo ciò che per lungo tempo la letteratura cinese contemporanea non ha osato e neppure immaginato di poter fare: infrangere il modello fisso di rappresentazione della Cina rurale; nel preservare le caratteristiche native della Cina rurale Yan utilizza al massimo delle sue possibilità il metodo espressivo postmoderno, creando un effetto estetico di tipo postmoderno.

(Chen Xiaoming 陈晓明, Zhongguo dangdai wenxue zhuchao 中国当代文学主潮, Beijing, Beijing daxue chubanshe, 2009, p. 594)

In Shouhuo (La gioia di vivere) un intraprendente dirigente locale tenta di modernizzare un remoto e bizzarro villaggio (chiamato appunto Shuohuo), “incontaminato” dalle traversie delle campagne maoiste e dalle riforme denghiane: l’idea del funzionario è trasformare il villaggio in un luogo turistico per mezzo dell’acquisto della salma di Lenin dalla Russia; tuttavia, per mettere da parte il denaro, il funzionario decide, paradossalmente, di inscenare spettacoli da parte degli stessi disabili che vivono nel villaggio, le cui menomazioni e invalidità vengono sfruttate per attirare i visitatori e per indirizzarsi verso una macabra traiettoria capitalistica.

Analogamente, Il Sogno del Villaggio dei Ding è forse il romanzo di Yan Lianke che più ha suscitato dibattiti e polemiche, attirando l’interesse degli ambienti accademici, del Partito e dei giornalisti stranieri per la sua capacità di affrontare argomenti scottanti e spesso sottaciuti. Difatti, il successo del romanzo, “carico” a livello mito-realistico, risiede nella testimonianza della disastrosa epidemia di AIDS verificatasi negli anni Novanta in alcuni villaggi dello Henan all’indomani della promozione da parte del governo centrale di malsane campagne di vendita del sangue.

Una satira politica maggiormente accentuata è riscontrabile nel romanzo Servire il popolo, in cui i protagonisti sono un colonnello dell’esercito e il suo attendente: tra i due si crea un legame morboso, e l’attendente diviene l’amante della moglie del suo superiore. Nella narrazione, la figura di Mao è evocata continuamente in un contesto sardonico che mette in ridicolo la disciplina “filiale” e l’obbedienza con cui l’attendente si prende cura della casa del generale e, soprattutto, di sua moglie, sino al punto di instaurare con ella una relazione libidinosa e squallidamente servile che, metaforicamente, parodia la servile sottomissione da parte delle masse nei confronti di Mao.

Pensando a mio padre, romanzo che è stato spesso definito come “linea di demarcazione” della carriera letteraria di Yan Lianke, è probabilmente quello più intimistico e introspettivo: qui, un flusso di coscienza, dai tratti spirituali e semi-religiosi, si confonde con una parabola discorsiva rivolta al padre, ormai deceduto, di Yan Lianke, con cui lo scrittore tenta di scusarsi per aver abbandonato la famiglia per andare alla ricerca di un futuro migliore nelle città quando era ragazzo. Ma probabilmente, la maestria del romanzo sta nello sfogo personale ed estremamente sentito dell’autore il quale, essendo mancato ai suoi “doveri filiali”, è convinto di essere stato la causa della morte del padre.

I quattro libri, il cui titolo “meno poetico” non allontana affatto la narrazione dalla “retorica del dolore” di Yan Lianke, fa riflettere sulla banalità del male che gli uomini sono soliti infliggersi vicendevolmente. La storia è ambientata nella zona 99 di un campo di rieducazione per intellettuali alla fine degli anni Sessanta, durante il Grande balzo in avanti. Attraverso quattro distinte voci, quella del “Bambino” che comanda il campo incoraggiando la violenza e l’arduo lavoro, quella dello “scrittore” e del “filosofo” e quella di un narratore onnisciente, Yan Lianke declina in diverse modalità l’amore, l’amicizia, la fedeltà, il dissenso, la resistenza e la follia umana.

Il podestà Liu e altri racconti è una “raccolta di racconti improbabili”, euforici, surreali e schizofrenici: attraverso il labirintico intreccio di diverse trame, Yan Lianke esagera e “distorce” il pensiero e l’agire umano, sino al punto di svelare gli aspetti più assurdi e paradossali della vita. Questa raccolta, apparentemente fantastica e immaginaria, merita una riflessione più approfondita, dal momento in cui dietro le parole e le azioni dei personaggi di Yan Lianke si nascondono proprio le aberrazioni della Cina contemporanea.

In Gli anni, i mesi, i giorni Yan Lianke offre uno scorcio vivido delle dinamiche psico-culturali del mondo contadino dello Henan per mezzo dell’esplorazione della dura vita di agricoltori abbandonati a sé stessi, alla solitudine e a un destino feroce e sanguinario: il primo racconto, intriso di lirismo, manifesta l’empatia nei confronti di un vecchio e del suo cane nel loro tentativo di tenere in vita una piantina di granturco all’interno di un desolante contesto di carestia.

Anche qui la descrizione delle campagne è pervasiva, come ha sostenuto lo stesso autore:

Lu Xun vedeva nella sua terra natale solo odio e sofferenza; Shen Congwen dell’Hunan occidentale vedeva solo la bellezza infinita; io, ecco, vedo che nella vita non c’è quasi più spazio per la bellezza mentre l’assurdo invade ogni luogo, esso non ti appare davanti agli occhi, ma piuttosto aggredisce i tuoi occhi e la tua anima penetrandoli.

(Yan Lianke,  Wo de xianshi, wo de zhuyi 我的现实,我的主义, Beijing, Zhongguo renmin daxue chubanshe, 2011, p. 23)

Nel secondo racconto l’attenzione si sposta sull’assidua lotta fisico-psicologica di una madre vedova di quattro figli disabili la quale, a livelli estremi, tenta di alterare il destino della sua famiglia. In entrambi i racconti Yan Lianke invita a riflettere su quale ruolo debba ricoprire l’uomo nel mondo e, a partire dall’idea che l’uomo usurpa miserabilmente la natura e “la sua stessa natura”, in questi due racconti l’autore sembra far pagare ai suoi protagonisti le conseguenze delle azioni dell’intera umanità.

Bibliografia

Opere tradotte in italiano

  • Servire il popolo, trad. di Patrizia Liberati, Torino, Einaudi, 2006.
  • Il Sogno del Villaggio dei Ding, trad. di Lucia Regola, Roma, Nottetempo, 2011.
  • Pensando a mio padre, trad. di Lucia Regola, Roma, Nottetempo, 2013.
  • Il podestà Liu e altri racconti, trad. di Marco Fumian, Roma, Atmosphere, 2017.
  • I quattro libri, trad. di Lucia Regola, Milano, Nottetempo, 2018.
  • Gli anni, i mesi, i giorni, trad. di Lucia Regola, Milano, Nottetempo, 2019.

Critica e recensioni

  • Chen, Thomas. “Ridiculing the Golden Age: Subversive Undertones in Yan Lianke’s Happy.” Chinese Literature Today (Winter/Spring 2011): 66-72.
  • Guptak, Suman. “Li Rui, Mo Yan, Yan Lianke, and Lin Bai: Four Contemporary Chinese Writers Interviewed.” Wasafiri 23, 3 (2008): 28-36.
  • Leung, Laifong. “Yan Lianke: A Writer’s Moral Duty.” Chinese Literature Today (Winter/Spring 2011): 73-79.
  • Liu, Jianmei. “Joining the Commune or Withdrawing from the Commune? A Reading of Yan Lianke’s Shouhuo.” Modern Chinese Literature and Culture 19, 2 (Fall 2007): 1-33.
  • Tsai, Chien-hsin. “The Museum of Innocence: The Great Leap Forward and Famine, Yan Lianke, and Four Books.” MCLC Resource Center Publication (May 2011, https://u.osu.edu/mclc/online-series/museum-of-innocence/).
  • —–. “In Sickness or in Health: Yan Lianke and the Writing of Autoimmunity.” Modern Chinese Literature and Culture 23, 1 (Spring 2011): 77-104.
  • Veg, Sebastian. “Yan Lianke, Le Reve du Village des Ding.” China Perspectives 1 (2009, https://journals.openedition.org/chinaperspectives/4793). [English language review of a French translation of Yan’s novel Dream of Ding Village]

Link

Altri materiali

(a cura di Nicoletta Pesaro e Valentina Consoli)

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