L’autore del mese

Yoshida Shūichi 吉田修一

Biografia

Yoshida Shūichi nasce a Nagasaki nel 1968. Dopo la laurea in Economia alla Hōsei University di Tokyo si dedica alla scrittura, dando il via a una ricca produzione che ad oggi annovera numerosi romanzi e racconti. La sua attività di scrittore inizia ufficialmente nel 1997 con la pubblicazione del racconto “Saigo no Musuko” (「最後の息子」, “L’ultimo figlio”, 1997), che gli è valso nello stesso anno l’attribuzione del prestigioso premio Bungakukai per gli scrittori esordienti. 

Con il suo primo romanzo, invece, lo scrittore si aggiudica nel 2002 il premio Yamamoto Shūgorō: si tratta di Parēdo(『パレード』, “Parata”), tradotto in italiano da Gala Maria Follaco con il titolo Appartamento 401(Feltrinelli, 2019)I protagonisti del romanzo, che si potrebbe definire un thriller psicologico, sono cinque ragazzi appena ventenni che si ritrovano a vivere insieme in un appartamento di Tokyo. Lo sguardo dell’autore si focalizza sulla vita alienante della metropoli e dà voce ai singoli personaggi nelle cui vite si riflettono le problematiche della società giapponese contemporanea. L’opera ha un ottimo successo di pubblico e attira l’attenzione anche del regista Yukisada Isao che nel 2009 ne firma la trasposizione cinematografica, presentata alla sessantesima edizione del Festival di Berlino dove si aggiudica il premio Fipresci.

Nel 2002 Yoshida pubblica il racconto Paaku raifu(『パーク・ライフ』, “Park life”) e vince il più importante riconoscimento letterario giapponese, il premio Akutagawa, per cui era già stato candidato in passato. 

Fra i riconoscimenti ottenuti dallo scrittore è impossibile non menzionare i due importanti premi rcevuti per Akunin (『悪人』, “Il malvagio”, 2007; trad. it. di G.M. Follaco, L’uomo che voleva uccidermi, Feltrinelli, 2017), uno dei suoi romanzi più noti all’estero: il premio Osaragi Jiro e il Mainichi Shuppan Bunkashō (Mainichi Publishing Culture Award). La storia segue le indagini volte a scoprire l’identità dell’assassino della giovane Ishibashi Yoshino, e ancora una volta lo sfondo urbano alienante e desolato fa da contrappunto alle vite dei vari personaggi coinvolti nella vicenda. Anche quest’opera è stata adattata per il cinema in seguito al suo grande successo; la trasposizione ad opera del regista Lee Sang-il, distribuito internazionalmente con il titolo di Villain, esce nelle sale giapponesi nel 2010 e riceve numerose candidature ai Japanese Academy Price del 2011, vincendone cinque. La traduzione inglese del romanzo è stata inoltre nominata per l’Independent Foreign Fiction Prize nel Regno Unito.

Tematiche

Solitudine, problemi relazionali, difficoltà nell’esprimere se stessi: questi possono essere definiti i veri protagonisti della narrativa di Yoshida Shūichi, tematiche che troviamo nei due romanzi tradotti in italiano da Gala Maria Follaco, Appartamento 401(『パレード』) e L’uomo che voleva uccidermi(『悪人』). In entrambi i casi, i personaggi principali sono giovani che soffrono di una forte alienazione dalla realtà e dalla società in cui sono immersi. La violenza mentale e fisica sembra essere l’unica valvola di sfogo per questi ragazzi che faticano a esternare i propri sentimenti ed emozioni, ma soprattutto a trovare la propria identità in una società che obbliga a essere omologati. Le pagine di Yoshida Shūichi trasudano la sofferenza dei giovani protagonisti, quasi ad urlare al lettore la loro voglia di essere ascoltati e compresi. 

Questo forte desiderio di accettazione, la costante ricerca di affetto e felicità possono esser letti nel continuo stato di inquietudine che vive Shimizu Yuichi, il protagonista de L’uomo che voleva uccidermi. Il ragazzo cerca un legame femminile a causa dell’assenza di una figura materna nella sua infanzia. I demoni che lo tormentano, però, porteranno il protagonista a isolarsi creando una solitudine interiore pericolosa. Un degrado morale talmente profondo da oscurare la connessione con la realtà. Una generazione sola, infelice, capace di provare emozioni solo se portate agli estremi, contrapposta dall’autore alla vecchia generazione basata su valori di comunità molto diversi.

Nella realtà di Yoshida Shūichi si è tutti connessi, ma allo stesso tempo soli e isolati. Gli incontri online e una comunicazione via chat rendono i rapporti umani lontani e difficili da instaurare. Le tematiche proposte dall’autore sono più che mai attuali e non limitate alla realtà sociale giapponese contemporanea: la mancanza di comunicazione e la paura di non essere accettati sono indubbiamente problematiche globali.

I cinque ragazzi protagonisti di Appartamento 401incarnano alla perfezione tali temi ricorrenti: nonostante questi giovani condividano lo stesso appartamento, le loro sono vite separate, la comunicazione è minima tanto da trascinarli in un tunnel di menzogne e bugie. Tutti indossano una maschera per non esternare la propria vera personalità. Le loro figure appaiono simili a quelle di piccole formiche perse nella megalopoli di Tokyo, una città dalle mille possibilità, ma allo stesso tempo un labirinto dove perdersi e sentirsi sempre più soli. Il lettore si trova all’interno di un romanzo corale alle prese con i tormenti interiori di ragazzi incapaci di relazionarsi e di affrontare i problemi della crescita. Chiusi all’interno di un minuscolo appartamento vivono drammi, piccole felicità e prese di consapevolezza cercando di costruire la propria identità. Estraniati da una società contemporanea cieca di fronte alle loro difficoltà, si ritrovano costretti in una gabbia sociale in cui è complicato essere se stessi senza venir giudicati, giovani abbandonati al loro silenzio.

L’atmosfera cupa e il senso di perdita vengono evidenziati dalla scelta dell’autore di inquadrare i propri romanzi nel genere noir. Si ha come la sensazione di essere avvolti da una nebbia di inquietudine attraverso cui filtra poca luce dall’esterno che possa servire da guida per uscire dal labirinto in cui i protagonisti sono costretti. L’autore lascia difatti intravedere poche speranze per un riscatto dei suoi personaggi: nelle sue storie non vengono fornite vie d’uscita consolatorie, la realtà deve essere accettata così come viene presentata. 

Non sorprende che Yoshida Shūichi sia stato in più occasioni definito dalla critica internazionale come la voce dei nuovi giovani, capace di portare alla luce il senso di decadenza, alienazione urbana e interiore delle generazioni contemporanee. Si tratta dunque di un autore che ben è riuscito a dipingere una situazione sociale problematica attraverso uno sguardo lucido e penetrante, capace di conquistare un pubblico internazionale pur scavando a fondo nelle dinamiche della società giapponese contemporanea.

Bibliografia

Opere tradotte in italiano

  • L’uomo che voleva uccidermi, trad. di Gala Maria Follaco, Milano, Feltrinelli, 2017

Titolo originale: Akunin (『悪人』, 2007)

  • Appartamento 401, trad. di Gala Maria Follaco, Milano, Feltrinelli, 2019

Titolo originale:Parēdo (『パレード』, 2002)

Critica e recensioni:

Approfondimenti:

  • Matsuzaki, Hiroko. “The Complex Feelings of Different Japanese Generations toward Taiwan in Yoshida Shūichi’s Road”. Electronic journal of contemporary Japanese studies18-3 (December 2018)

http://www.japanesestudies.org.uk/ejcjs/vol18/iss3/matsuzaki.html

Altro materiale:

  • Sito ufficiale giapponese 

http://yoshidashuichi.com/index.html

  • Sito relativo al Premio Fipresci (Festival di Berlino) 

A cura di Sara Cinquefiori e Claudia Zancan

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