3. A modo nostro di Chen He

ll testo scelto per il terzo incontro – il 20 giugno 2019 – è  A modo nostro di Chen He 陈河 (trad. di Paolo Magagnin, Sellerio, 2018).

 

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La recensione vincitrice

Giulia Tassone

06-giu 20 Tè letterario 3_LAB-OR

A modo nostro si apre come un romanzo noir: Xie Qing, un autista di Wenzhou, viene chiamato a Parigi per identificare il corpo dell’ex moglie, morta in un incidente stradale in circostanze poco chiare. Per far luce su quanto accadutole, Xie Qing deciderà di fermarsi a Parigi, ed è qui che il romanzo assumerà anche i connotati del racconto di avventura, narrando con estremo realismo le svariate vicissitudini e le numerose difficoltà cui andrà incontro il protagonista, immigrato cinese in Europa.

A modo nostro non è, in realtà, né un romanzo noir né un romanzo d’avventura, A modo nostro è un piccolo scrigno dove la realtà delle comunità cinesi all’estero e i profondi segni lasciati dalla storia recente della Repubblica Popolare si fondono. A modo nostro è un romanzo sulle cause che portano i cinesi a espatriare, sulle difficoltà che questi affrontano quotidianamente in Europa. Un romanzo che getta luce sulle comunità cinesi ormai presenti in tutte le maggiori città europee, di cui gli altri abitanti ignorano quasi del tutto le dinamiche. Ma quel che Chen He racconta al lettore non è soltanto la vita degli immigrati cinesi in Europa, non sono soltanto le difficoltà che spingono qualsiasi emigrante a lasciare la propria terra d’origine, le mancanze di cui soffre, le difficoltà di integrazione, A modo nostro ci parla di noi: di come gli europei sono visti da occhi nuovi, altri, che non ci conoscono. Per una volta siamo noi a essere esaminati, siamo noi, i nostri usi e costumi, a sembrare strani, a mangiare cibi “da stranieri”, dall’odore nauseante. Ed è proprio questa la vera ricchezza del romanzo, che con una trama avvincente e una prospettiva a noi nuova ci conduce in questa duplice esplorazione, esterna – parlandoci di una Cina ormai lontana, rurale, della seconda metà del Novecento, fino alla corsa alla modernizzazione odierna – e interna – di noi stessi, delle nostre usanze, di ciò che diamo per assodato e che, invece, può essere messo in discussione in un lampo. A modo nostro porta il lettore proprio a riflettere su se stesso, sulle proprie abitudini, sui propri costumi, sulla storia della propria cultura, ed è così che si può davvero comprendere come, quando si tratta di entrare in contatto con l’altro – un’altra cultura, un altro Paese o un’altra lingua – siamo davvero tutti uguali.

Tutt’a un tratto siamo noi a essere studiati, a essere considerati stravaganti. Tutto questo attraverso lo sguardo di un protagonista cinese, la cui storia racconta le difficoltà di integrazione, le traversie quotidiane e la necessità di adattamento che potrebbero essere

quelle di un qualunque cinese emigrato in Europa, dove l’Europa non è quella terra calda e accogliente del nostro immaginario collettivo, ma un luogo lontano, difficile, pericoloso.

Chen He, nato e cresciuto a Wenzhou (come il protagonista del romanzo, e come la maggior parte degli immigrati cinesi in Europa), dapprima emigrato in Europa e attualmente residente in Canada, non si limita a raccontare con estremo realismo la vita dei cinesi d’oltremare, ma denuncia la doppia faccia dell’immigrazione clandestina, la realtà meschina che si cela dietro ai flussi migratori, i costi in termini di vite umane, le difficoltà reali di una moltitudine di persone sempre più presente e di cui troppo spesso ignoriamo la condizione.

E se le traversie raccontate da uno scrittore, immigrato lui stesso, possono far riflettere tutto il mondo, se il racconto di una comunità attiva, florida, vivace ma misconosciuta quale quella dei cinesi d’oltremare può considerarsi di portata universale, Chen He ci narra come A modo nostro possa rappresentare il modo di chiunque di noi: perché di fronte alla nostra diversità, vista con altri occhi, con gli occhi di chi è solito essere considerato il “diverso” da noi, ci rendiamo conto di come non abbia fondamento un modo d’essere “cinese”, “occidentale” o “europeo”, bensì un modo d’essere comune, un “modo nostro” che è forse, semplicemente, il modo di noi tutti, esseri umani.

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