2. Famiglia di Ba Jin

Il testo scelto per il secondo incontro – il 9 maggio 2019 – è  Famiglia di Ba Jin 巴金 (trad. di Lorenzo Andolfatto, Atmosphere libri, 2018). In occasione del centesimo anniversario del Movimento del Quattro Maggio, è di grande interesse rileggere l’opera dello scrittore cinese. Per un approfondimento su Ba Jin si consiglia la lettura di:

Gaia Perini, “Ba Jin, la coscienza del secolo”, in Sinosfere, n. 5, http://sinosfere.com/2019/04/10/gaia-perini-ba-jin-la-coscienza-del-secolo/

Lorenzo Andolfatto, “Certain resemblances between Ba Jin’s ‘Jia’ and ‘The Bold and the Beautiful’”, in Popula, 07/11/2018, https://popula.com/2018/07/11/certain-resemblances-between-ba-jins-jia-and-the-bold-and-the-beautiful/

La recensione vincitrice

La solitudine delle categorie: Famiglia, di Ba Jin.

Federica Ceccarelli

Uno dei dilemmi che affliggono perpetuamente gli appassionati di letteratura, di tutti i luoghi e di tutti i tempi, è quello delle categorie. Il mondo letterario annovera al proprio interno una ricca gamma di etichette e nomenclature, che il più delle volte si rivelano, agli occhi del lettore, insufficienti e lontani dalla realtà delle opere. Il romanzo Famiglia, di Ba Jin (1904-2005), è un esempio lampante di questa problematica. È un romanzo storico. O forse no. È un romanzo di formazione. O forse no. È un romanzo realista. O forse no. È anche una storia d’amore, o meglio tante storie d’amore. O forse no. È un romanzo moderno. È un romanzo cinese. È un romanzo occidentale. È un romanzo rivoluzionario. È un romanzo conservatore. È un romanzo-mondo. O forse è tutto o nulla di quanto detto. Di certo, Famiglia è un testo emblematico della propria epoca, ma dal messaggio trasversale e universale. Insomma, è ormai un classico.

Di certo, Famiglia è un’opera ampia, un magistrale ritratto della transizione in fieri fra la Cina tradizionale e quella moderna. Attraverso le vicende dei tre fratelli Gao, Ba Jin illustra il dramma di una generazione in bilico fra conservazione e rinnovamento, fra un mondo tradizionale in inesorabile declino e un futuro inesplorato e non ancora arrivato. Juexin, Juemin e Juehui ne incarnano i molteplici aspetti, dall’osservanza dei culti e dei valori confuciani alle più radicali istanze rivoluzionarie. Sebbene si noti una sorta di “preferenza” dell’autore per l’impulsivo, colto e ribelle Juehui, nessun punto di vista viene trascurato o negletto. La tragedia di Juexin, più remissivo e ossequioso nei confronti della tradizione, non è minore o parziale. Anzi, la sua sofferenza è tanto più grande in quanto legata al declino del vecchio ordine e all’impossibilità di una fuga da esso. Ba Jin ci presenta la propria drammatica fase storica, dal proprio punto di vista di intellettuale diviso fra le tendenze anarchiche e la consapevolezza dei propri privilegi. In una forma che ricorda certi grandi romanzi della tradizione cinese (uno su tutti Il sogno della Camera Rossa), lo scrittore accosta figure femminili ai personaggi maschili. Mei, Mingfeng e Qin sono molto diverse fra loro, accomunate tuttavia dalla sofferenza e dalla tragicità della condizione femminile nella Cina del primo Novecento. Attraverso una vasta galleria di tematiche, Ba Jin ci descrive il dramma di una realtà vastamente popolata ma priva di individui, dove le persone sono ridotte al proprio ruolo sociale e alle condizioni da esso dettate. Dalla fasciatura dei piedi al matrimonio combinato, dall’osservanza della pietà filiale alle superstizioni della popolazione rurale, Ba Jin denuncia il peso della millenaria tradizione confuciana che schiaccia gli individui, in particolare le donne, e preclude loro ogni possibilità di redenzione e liberazione.

Ba Jin fa questo servendosi di un impianto polifonico, di descrizioni realistiche e figure innovative, ma anche di richiami tradizionali. Alcuni lo hanno accusato di aver rappresentato personaggi eccessivamente stereotipati e canonici, o di non aver osato a sufficienza con le figure femminili. Forse potremmo azzardarci a dire che proprio in questo risiede la grandezza di Ba Jin e di questo romanzo: l’aver reso giustizia al dramma di una società fortemente gerarchizzata, cristallizzata e ieratica, che nega l’individualità e opprime i desideri e le aspirazioni personali dei protagonisti. Essi sono separati dalle norme tradizionali, intrappolati ciascuno nella propria insostenibile solitudine. Al finale aperto della vicenda del ribelle Juehui, di cui non sappiamo più nulla, si accompagna quello predeterminato ed evidente del declino inesorabile di tale società. Solo il ribelle ha una possibilità di salvezza e di fuga. E così era Ba Jin; un ribelle, un intellettuale complesso e combattuto, scomodo agli occhi di qualsivoglia potere costituito, che è per propria natura tendente all’autoconservazione e al dogmatismo. Le tendenze anarchiche, l’appoggio ai movimenti libertari internazionalisti e l’amicizia con Emma Goldman resero questo scrittore un oggetto di culto, ma lo posero anche sotto la spada di Damocle del controllo ufficiale. Dunque ben vengano gli stereotipi inflessibili, le categorie rigide e le convenzioni insopportabili per cui Famiglia è stato criticato: forse l’obbiettivo di Ba Jin era proprio quello di far detestare tutto ciò al lettore, di destare in lui un senso di sprezzo e di sfida, alimentando un’umanità più libera dalle etichette, dai ruoli e dagli schemi, che sono sempre troppo stretti per la vita. E anche per la letteratura.

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